Dove paghi le tasse? Le prerogative della residenza fiscale

Ai fini delle imposte sui redditi vengono considerati residenti le persone che per la maggior parte del periodo di imposta sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza ai sensi del codice civile



La residenza fiscale viene riconosciuta quando il soggetto soddisfa determinati requisiti oggettivi e temporali

In relazione ai requisiti oggettivi, la residenza fiscale in Italia è riconosciuta quando la persona soddisfa alcuni criteri

La residenza fiscale viene convenuta quando il soggetto soddisfa determinati requisiti oggettivi e temporali. In relazione ai requisiti oggettivi, la residenza fiscale in Italia è riconosciuta quando la persona soddisfa alternativamente uno dei seguenti criteri:

  • È iscritta all'anagrafe della popolazione residente in Italia;


  • Ha in Italia il proprio domicilio (“inteso come centro principale dei propri affari e interessi”). In questo caso si devono analizzare i legami familiari, economici e sociali che la persona ha in Italia e confrontarli con i medesimi legami mantenuti al di fuori del Bel Paese. “In passato – spiega Paolo Ludovici, partner di Gatti Pavesi Bianchi Ludovici – nell'identificazione del domicilio prevaleva in genere il centro degli interessi affettivi. Ciò nasceva da una visione tradizionale della famiglia. Con la situazione attuale non è più scontato che sia così e gli interessi economici e sociali potrebbero acquistare una maggiore importanza”. Inoltre, per dimostrare l'assenza del domicilio in Italia, non è sufficiente verificare limitati legami con il territorio italiano ma occorre anche constatare la presenza di forti legami con il Paese estero. “Un errore commesso da tanti – continua Ludovici – è quello di pensare che il confronto da fare sia Italia verso il resto del mondo, quando nella realtà, per dimostrare l'assenza della residenza in Italia, è fondamentale dimostrare anche e soprattutto il radicamento nello Stato estero nel quale ci si dichiara residenti. Bisogna svolgere un confronto tra Italia e tale Paese.


  • Ha in Italia la propria residenza, intesa come “dimora abituale”. In questo caso, sottolinea Ludovici: “contano sia gli aspetti oggettivi sia quelli psicologici”. In base alla normativa italiana, non è sufficiente “contare i giorni” di soggiorno in Italia rispetto a quelli di soggiorno all'estero ma è fondamentale anche capire le ragioni che determinano la permanenza in un determinato luogo. Ad esempio, “i giorni trascorsi in un determinato luogo per vacanza o per una trasferta di lavoro hanno sicuramente un peso inferiore”.



Per poter verificare la presenza in un determinato luogo non è richiesta nessuna prova specifica e può essere sufficiente fare ricorso ad indicatori quotidiani, quali le carte di credito, i telefoni cellulari, il telepass, i biglietti di aerei e treni, ecc. È facile al giorno d'oggi ottenere le prove fattuali circa il Paese nella quale una persona abbia effettivamente trascorso le proprie giornate. Questo vale naturalmente anche per l'Amministrazione finanziaria che oggi ha mezzi di indagine molto validi. “Pianificazioni fiscali aggressive, fondate sull'auspicio di una carenza d'informazioni, hanno oggi poche chance di successo”, ammonisce Ludovici.


Infine, nella determinazione della residenza fiscale, il Covid ha portato alla luce delle nuove problematiche dal momento che molte persone sono rimaste “bloccate” in determinate giurisdizioni, sia per effetto dei vincoli alla circolazione individuale imposti dai vari governi, sia per ragioni di sicurezza personale. “Su questo aspetto, l'Ocse ha in maniera molto pragmatica invitato le Amministrazioni finanziarie a non dare importanza ai comportamenti adottati durante il periodo del lockdown”. Ciò che dovrebbe rilevare sono i comportamenti che sarebbero stati adottati in assenza della pandemia e, quindi “capire quali sono i comportamenti verificatisi prima e dopo tale evento”. L'invito dell'Ocse è già stato colto da molti Paesi ma non ancora dall'Italia, dove l'Amministrazione finanziaria non si è ancora ufficialmente espressa sull'argomento.


  • L'altro indicatore da tenere presente per definire la residenza fiscale è quello temporale. Partiamo dal presupposto che in Italia – a differenza di quanto si verifica in molti Stati esteri – non sono previsti meccanismi di “suddivisione” del periodo d'imposta, per effetto dei quali si sarebbe residenti solo per una parte dell'anno in certo Paese. In riferimento alla normativa italiana, infatti, o si è residenti per tutto l'anno o non lo si è affatto. E per stabilirlo, è necessaria la sussistenza di almeno uno dei tre requisiti oggettivi sopra indicati per la maggior parte del periodo d'imposta (almeno 183 giorni).