Startup, tutte le occasioni dell'equity crowdfunding

L'equity crowdfunding è una delle opportunità di finanziamento all'avanguardia per le giovani imprese alternative ai circuiti bancari. A che punto di sviluppo è in Italia, quali sono le prospettive di sviluppo del mercato? Ne abbiamo parlato durante l'evento virtuale “Equity crowdfunding: come equilibrare gli interessi di investitori e imprenditori?” organizzato da Doorway in collaborazione con CFA Society Italy e in partnership con We Wealth


Una forma di finanziamento in conto capitale che si sta sempre più diffondendo fra le giovani imprese è quella dell'equity crowdfunding. Per gli imprenditori, una nuova modalità di accesso a risorse monetarie fresche; per gli investitori, una possibilità di avere ritorni decisamente superiori alle medie attuali. L'ecf rappresenta una delle forme più evolute di mix fra fintech e finanza alternativa, unendo la velocità e la trasparenza delle nuove tecnologie a competenze elevate di scouting e valutazione. Analizziamo allora quali sono le caratteristiche delle campagne di maggior successo, le opportunità e anche i rischi.

Quali sono le opportunità dell'equity crowdfunding? «Sicuramente l'ecf convalida il valore dell'iniziativa imprenditoriale di un'impresa, aumentandone l'affidabilità per altre forme di finanziamento. In più, consente l'accesso ad un esteso pubblico di investitori, senza tralasciare la promozione del marchio in sé». Ad esporre i vantaggi e le opportunità dell'equity crowdfunding è Laura Oliva, ceo e cofondatrice di eKuota, società fintech per il financial risk management, durante l'evento virtuale “Equity crowdfunding: come bilanciare gli interessi di investitori e imprenditori?” organizzato da Doorway in collaborazione con CFA Society Italy e in partnership con We Wealth. Nella presentazione del rapporto “Equity Crowdfunding: una ricerca sperimentale del mercato italiano” a cura di CFA Society Italy, Laura Oliva rivela che sono le imprese in fase di crescita a raccogliere il maggior quantitativo di capitale (40,2%). Un risultato appena superiore a quello delle imprese in stadio di pre-revenue (38,6%). All'early stage va invece il 21,2% del capitale. Per quanto riguarda i settori, la vittoria del tech è schiacciante, 56,4% contro il 17,7% della seconda classificata, la green economy (seguono investment company sharing economy e poi in maniera residuale viaggi , cibo e bevande). Il report di CFA mostra che per quanto concerne le campagne di maggior successo il valore medio di raccolta ammonta a 224.000 euro. Business angel e venture capitalist rappresentano il 60% degli investitori, che sono in media una settantina. Gli investitori in ecf entrano in genere in imprese che presentano un utile netto negativo, con ricavi sui 30.000 euro ma in possesso di brevetti depositati (mediamente il 45%). Oriana Cardani, CFA - equity analyst in Intesa Sanpaolo, evidenzia come le misure di confinamento dell'ultimo anno abbiano costituito terreno fertile per l'equity crowdfunding. L'esplosione del digitale, unitamente alla necessità di nuove fonti di finanziamento, ha fatto scattare la ricerca di nuove fonti di rendimento. Tre le figure di investitori emerse: business angel, venture capitalist, piccoli risparmiatori. Bisogna però fare attenzione ai rischi dell'investimento in ecf. «Il parterre di rischi è molto simile a modalità come l'equity o l'azionario: perdita di capitale, mancanza di dividendi, iniziative illecite, concentrazione, cambio di controllo. Ma soprattutto illiquidità e diluzione». D'altra parte vi sono ottime opportunità che «si possono concretizzare in rendimenti finanziari superiori agli investimenti tradizionali». Non solo: investire in ecf significa essere vicini a nuove tecnologie e modelli di business, partecipare allo sviluppo sociale, interagire con l'emittente e gli altri investitori. La valutazione di questo tipo di investimento deve essere particolarmente attenta e compiere tre passi imprescindibili: analisi qualitativa, quantitativa, della governance. Per un contenuto così strutturato, il ruolo dei portali è determinante. «Doorway ha inventato un modello su invito in modo da verificare che tutti gli investitori che vi accedono», rivela Antonella Grassigli, ceo e co-founder Doorway. E non potrebbe essere altrimenti. «Il ticket medio in Doorway è molto più alto della media: 25.000 euro contro i 3.000 del mercato. D'altronde mettiamo in campo due diligence rigorose per validare tutti gli aspetti di business, inclusi quelli contabili e fiscali. Diventiamo soci dell'azienda in cui investiamo. Ricordo inoltre la possibilità di collaborazione fra piattaforma ecf e private equity: una grande possibilità di diversificazione, facilitata oggi dai pir alternativi. Tutte le offerte della nostra piattaforma sono pir compliant. Con il nuovo regolamento Ue, la piattaforma diventerà un vero e proprio hub di finanza alternativa». A questo proposito, Roberta Pierantoni, avvocato e partner dello studio legale e tributario Biscozzi Nobili Piazza di Milano, ricorda che il 2021 sarà un anno di svolta per l'equity crowdfunding, proprio grazie al nuovo Regolamento Ue 2020/1503 (Ecsp – European crowdfunding service provider for business) che entrerà in vigore il prossimo 10/11/2021. «Il regolamento istituisce finalmente un regime giuridico armonizzato per tutti i paesi europei, introducendo un “passaporto europeo” che permette alle piattaforme di poter operare in tutta la Ue». Considerate le piattaforme efficienti e l'armonizzazione normativa, come funziona la valutazione pre money delle startup? Si tratta di un punto cruciale per il successo di una raccolta e la sua apparente semplicità nasconde una complessità rilevante. «A seconda del metodo adoperato, la valutazione di una stessa azienda può variare dai tre ai 15 milioni di euro, per dire», svela Patrizia Saviolo, CFA – Consulente per start up e PMI innovative e co-autrice della ricerca sull' Equity Crowdfunding di CFA Society Italy. «È importante, soprattutto nel mondo del wealth management, avvalersi di validi consulenti. Con valutazioni basse per esempio è capitato che in un'impresa entrassero molti business angel, rendendola poi immediatamente appetibile a fondi maggiori di Vc». «Ma la fretta dell'exit non deve guidare la scelta dell'investitore, soprattutto se l'impresa è nella sua fase pre-money. L'approccio chiaramente cambia se si è vicini all'ipo», osserva Pierfrancesco Baviera, business angel. «Nella valutazione è importante rilevare che il percorso di crescita sia organico con gli obiettivi dell'impresa. Comunque, le modalità di exit maggiormente di successo sono state quelle finite in acquisizioni da parte di fondi. E il mercato italiano sta evolvendo moltissimo». Barbara Avalle, coo Doorway, aggunge che «nella fase pre revenue bisogna strutturare un processo di valutazione molto stringente, come ha fatto Doorway: non essendoci l'opportunità di un mercato secondario, è importante compensare opportunamente il rischio. Noi portiamo in piattaforma solo il 3% dei progetti che selezioniamo». Paolo Ganis, co-founder e ceo di Vitesy, restituisce lo scettro al mercato: «È lui che parla. Nel modello americano si parte da valutazioni elevate, tanto se il progetto deve fallire, fallisce anche se la valutazione era bassa. L'ottica deve essere quella di fidelizzare gli investitori in vista del secondo round. Meglio avere meno investitori, ma con ticket più elevati, tattici. Vogliamo che l'investimento sia divertente: per questo la comunicazione costante con gli investitori è fondamentale».